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Masripithecus moghraensis
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Il ritrovamento del Masripithecus moghraensis nell'Egitto settentrionale descritta nel 2026 da resti mandibolari risalenti a circa 17-18 milioni di anni fa.
Descritto come la prima scimmia fossile conosciuta dal Nord Africa più vicino agli ominoidi, riconosciuto (forse) come il “tassello mancante”.
Il ritrovamento è avvenuto nel sito di Wadi Moghra, nel nord dell’Egitto già nota per la presenza di fossili di molti antichi animali. I nuovi reperti, recuperati tra il 2023 e il 2024, consistono in una mandibola fossile che presenta caratteristiche morfologiche uniche, Battezzata Masripithecus moghraensis, o “grande scimmia egiziana” (dall’arabo “Masr”, ovvero Egitto). La datazione del reperto lo fa risalire al Miocene inferiore, tra i 17 e i 18 milioni di anni fa. Rappresenta la prima prova definitiva della presenza di scimmie antropomorfe nel Nord Africa in un'epoca in cui si riteneva che questi primati fossero confinati quasi esclusivamente nelle regioni sub-sahariane. L'analisi dei resti di Masripithecus rivela un adattamento anatomico assente in tutte le specie di grandi scimmie note dello stesso periodo. La mandibola appare robusta, dotata di canini e grandi premolari , e molari con una superficie masticatoria arrotondata e caratterizzata da una trama complessa. L' olotipo è MUVP 830, una parte anteriore della mandibola che conserva la regione sinfisaria, la radice del secondo incisivo sinistro, la radice e la corona parziale del canino sinistro, la radice del canino destro e le corone del P3 sinistro, P3 e P4 destri, M2 destro e M3 destro. Il paratipo è MUVP 831, un corpo mandibolare sinistro che conserva le radici e le corone parziali fortemente abrase del canino e da P3 a M3. L'aspetto più dirompente della ricerca è il posizionamento di Masripithecus nell'albero filogenetico degli ominidi. Fino ad oggi, i fossili dell'Africa orientale erano considerati i precursori diretti della linea evolutiva che ha portato a gibboni, oranghi, gorilla, scimpanzé e umani. Masripithecus dimostra che nel Miocene inferiore esistevano cambiamenti significativi nelle grandi scimmie al di fuori dell'Africa orientale, e che i caratteri più moderni potrebbero essere apparsi prima nella regione del Mediterraneo. Il periodo in cui visse Masripithecus coincide con una fase cruciale della tettonica a placche, in cui lo scontro tra la placca africana e quella asiatica creò ponti terrestri intermittenti e corridoi migratori tra i continenti. Secondo lo studio, il Nord Africa e il Medio Oriente non furono semplici zone di transito, ma un centro primario di evoluzione. Una regione che agì come un laboratorio biologico dove gli antenati comuni delle grandi scimmie si diversificarono prima di diffondersi in Eurasia. “Per tutta la mia carriera, ho ritenuto probabile che l'antenato comune di tutte le scimmie antropomorfe viventi avesse abitato nell'Africa orientale o nei suoi dintorni”, ammette Erik Seiffert, paleontologo della University of Southern California e coautore dello studio. “Tuttavia, questa nuova scoperta, e le nostre analisi inedite della filogenesi e la biogeografia degli ominidi, mettono seriamente in discussione tale idea. E – fattore importante – la plausibilità di questo scenario non dipende esclusivamente dal Masripithecus, pur essendo del tutto coerente con esso”. |
![]() Illustrazione di Masripithecus moghraensis, il primo fossile di scimmia antropomorfa scoperto in Nord Africa, risalente a circa 17-18 milioni di anni fa. La sua scoperta fornisce nuove informazioni sulla dispersione delle scimmie antropomorfe dall'Africa all'Eurasia durante il Miocene inferiore. Maurizio Antón ![]() |